PAUSA NATALIZIA Stampa
Prima Pagina de La Buona Parola

Dicembre 2010

Ma quali renne … ma che Babbo Natale … questo campanellino suona per tenerci svegli!

Scommetto che avete già elegantemente archiviato le due pagine precedenti intitolate “essere cristiani significa …”
Ricordate? Erano brevi, concentrate … “molto” concentrate: lo so.

Ogni parola era importante, insostituibile …
L’argomento era decisivo: non si poteva prendere così … alla leggera.

Parlare delle fede, chiedendoci “in che cosa consiste essenzialmente l’essere cristiani”, significava porsi davanti alla scelta più radicale della vita: appartenere a Cristo o rimanergli estranei.

Non pensarci … non decidersi … equivale a camminare verso la seconda delle ipotesi ed è un guaio.

Ecco perché vi propongo di sfruttare la pausa natalizia per rileggere quelle pagine e riflettere.
 
Se essere cristiani significa avere una fortuna grandissima (la più grande che possa capitare: incontrare Cristo)  perché molti (troppi) cristiani sono malinconici o annoiati? 

Se la fede è essenzialmente relazione personale con il Signore Gesù, perché parecchi (troppi) la fanno consistere solo in buone abitudini, consolanti devozioni, bei sentimenti in cui Cristo c’entra poco o nulla?
Abbiamo perso lo “stupore” della fede e dell’incontro con Dio perché abbiamo smarrito la consapevolezza che sono anzitutto un dono gratuito e immeritato.

Anche il Natale rischia la stessa fine: è diventato opera dell’uomo e non più dono di Dio.

Come siamo ingombranti!
 
Accogliere Gesù nella nostra vita come il Signore e il Maestro chiede una sorta di capovolgimento interiore: è lo sforzo intenso e quotidiano della conversione, un cammino che non si esaurisce mai. Difficile, faticoso, ma affascinante come un’ascensione verso la vetta: chi preferisce il comodo picnic nel fondo valle della vita cristiana non potrà mai capire!

Mettere al centro della nostra esistenza Dio e non il nostro Io (c’è una sola “D maiuscola”, ma che differenza!) significa ribaltare tutto: sulla mia persona e sulla mia vita comanda Dio e non io!

Il cristiano si sforza di imitare Cristo in ogni cosa: è Cristo la misura stretta della porta che conduce alla vita, è diventare come Cristo il sentiero da vertigini che il Vangelo ci indica.
A Natale Dio si fa Bambino sulla “nostra” misura e vuole condurci per mano verso la Pasqua alla “sua” misura, all’Amore indescrivibile che è più grande di tutto e che tutto attrae.
 
Sperimentiamo così la serietà della fede: non è roba da dilettanti o da Centro Benessere; noi cerchiamo la felicità, la pienezza di vita, la salvezza: ne abbiamo fame e sete, non ci basta niente di meno, non ci servono surrogati.

In questa faticosa ricerca ci accorgiamo (sorpresa!) che Dio prima di noi si è messo per strada (la “nostra” strada) con il suo stile inconfondibile (il “suo” stile): piccolezza, povertà,  debolezza, semplicità di un Bambino.

E’ il segnale di Dio che cerca per primo e spalanca il cuore a tutti: non spaventa vecchi e bambini, non imbarazza poveri e gente da nulla, non esclude estranei e lontani, non intimidisce con la sua potenza, non prevarica le coscienze … ma cerca casa nelle menti e nei cuori che spontaneamente si aprono a lui.
Cristo, il Figlio di Dio è nato per noi … venite adoriamo!
 
Don Giuseppe