ZIO DON FRANCESCO Stampa
Scritto da Pietro   
Sabato 22 Giugno 2013 08:57
 

ZIO DON FRANCESCO

 

 Finiva ormai l’estate 1968 quando arrivò una lettera con lo stemma del Seminario di S. Pietro Martire in Seveso e una brutta notizia: a Seveso non si tenevano più le medie e la mia classe veniva smembrata in due, chi ad Arcore e chi a Masnago; per iniziare la Seconda Media io dovevo presentarmi il 1° Ottobre alle ore 17  nel Seminario di Arcore.

“Non ci vado in quella topaia!”

Piansi per un intero pomeriggio ma dovetti rassegnarmi alle forze maggiori.

Intanto per errore il mio materasso da Seveso era stato trasferito a Masnago, così la Domenica pomeriggio papà mi accompagnò sulla Fiat 850 verso Masnago e Arcore per rettificare la destinazione del materasso.

Quel viaggio mi sembrò oltremodo lungo e noioso (ero triste perché lasciavo Seveso), tanto che papà cercò di rallegrarlo parlando di molte cose.

A un certo punto raccontò una vecchia storia di famiglia; disse che suo padre – nonno Carlo – quando sposò sua madre Elisabetta – nonna Lisetta – in viaggio di nozze andò in un paese lontano che si chiamava “Oltrona di San Mamette” (proprio così: “di San Mamette”) perché in quel tempo, dopo la Prima Guerra, era Parroco suo zio Don Francesco Conti.

Seppi così che mio nonno oltre ad un fratello Benedettino Olivetano a Seregno (Dom Teodoro Conti) aveva avuto anche uno zio Parroco a Oltrona.

Papà ricordava che don Francesco aveva dato disposizioni per essere sepolto all’ingresso del Cimitero, proprio sotto il tavolo di pietra su cui vengono appoggiate le bare per l’ultima benedizione prima della sepoltura e mi citò alcune parole a memoria: “Voglio vedere quanto pesate per l’eternità”. Siccome Oltrona si trovava sulla nostra strada papà decise che al ritorno, recuperato il materasso, avremmo fatto una capatina al Cimitero per vedere se le cose stavano veramente così.

Non avevo ancora dodici anni ma ricordo tutto perfettamente: sotto una specie di tavolo la tomba del Sacerdote, con la foto ingiallita e una scritta d’altri tempi: “In viaggio per l’ultima dimora passerete, o Oltronesi, su di me che vorrò sentire quanto pesate per l’eternità” – Il vostro Parroco Sac. Francesco Conti che qui finalmente riposa 1902 – 1933.

 alt

In occasione della mia Ordinazione Sacerdotale nel 1981 nonna Lisetta, siccome nonno Carlo era morto alcuni anni prima, pensò bene di affidarmi un glorioso cimelio di famiglia: la foto dello zio don Francesco in una maestosa cornice di bronzo.

Sono stato molto superficiale, lo ammetto: diedi poca importanza a quel dono che finì non so dove (in un cassetto… in un armadio?) per molti anni.

 

Il mattino del 29 Settembre 2008 dopo la S. Messa caricavo le mie ultime cose sulla macchina, lasciavo la Parrocchia Sant’Ambrogio di Seregno e mi mettevo in viaggio per Appiano Gentile: iniziava una nuova avventura sacerdotale.

Avete idea di cosa sia il trasloco di un Prete? Il problema non sono i mobili, né i molti oggetti di cucina, sono i libri: un numero incalcolabile di scatoloni! Ricordo le parole di un mio compagno Parroco: “Non regalatemi libri! Regalatemi salami: nei traslochi non pesano”.

Con pazienza apriamo uno scatolone alla volta e collochiamo oggetti e libri quando a un tratto “Guarda chi c’è?” dice sorpresa Antonietta mostrando la cornice barocca di bronzo con al centro la foto dello zio Don Francesco Conti, indimenticato Parroco di “Oltrona di San Mamette”.

Dove s’era cacciato per tutti quegli anni? Perché proprio adesso s’era fatto vivo?

Che dite? … Si trattava di un segno premonitore?

 

Don Giuseppe

Ultimo aggiornamento Sabato 22 Giugno 2013 09:16