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La "Luce di Betlemme", ovverosia "la Luce delle luci" Stampa E-mail
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 La “Luce di Betlemme”, ovverosia “la Luce e le luci

 

Dino Buzzati racconta in una fiaba che l’asino e il bue, usciti con regolare permesso dal Paradiso degli animali, fecero una capatina sulla terra per vedere dopo tanto tempo come la gente di oggi vive il Natale, quell’evento cui proprio loro avevano preso parte. Era il giorno della vigilia e, attratti dalle luci fortissime di una grande città, vi “atterrarono”; si guardarono attorno per ore: traffico, formicolio di gente per le strade, fretta (quanta fretta!), frenesia di pacchetti e preparativi, auguri a raffica…

L'asinello tacque. “E se ci ritirassimo un poco in disparte? - suggerì il bovino -. Ho ormai la testa che è un pallone... Sei proprio sicuro che non sono usciti tutti matti?” “No, no. È semplicemente Natale”. “Ce n'è troppo, allora. Ti ricordi quella notte a Betlemme, la capanna, i pastori, quel bel bambino. Era freddo anche lì, eppure c'era una pace, una soddisfazione. Come era diverso...” 

Curiosa l’espressione del bue: “Ce n’è troppo, allora, di Natale”! In effetti c’è una corsa ad enfatizzare il Natale (si comincia prima, si moltiplicano luci, si amplificano messaggi) ma sembra produrre l’effetto contrario: la Festa si svuota sempre più. C’è anche un preoccupante capovolgimento di priorità tra le favole e la realtà: la realtà è la nascita storica di Gesù a Betlemme.

A maggior ragione in questo contesto i credenti sono chiamati a testimoniare che Gesù Bambino è la Luce del Natale, “la luce vera, quella che illumina ogni uomo” (Gv 1,9): mentre le troppe luci del Natale via via si spengono, questa Luce si diffonde sempre più.

Nella Chiesa della Natività a Betlemme arde da moltissimi secoli una lampada a olio, donato a turno da molte nazioni della terra: a Dicembre di ogni anno - dal 1986 - a quella fiamma se ne accendono altre che  vengono diffuse su tutto il pianeta come simbolo di pace e fratellanza fra i popoli. I gruppi Scout si prendono cura di questa capillare distribuzione: così la “Luce della pace di Betlemme” raggiunge le nostre Chiese e - se lo desideriamo - anche le nostre case.

E’ la luce di Cristo che vuole ardere in ogni cuore: per illuminare ogni passo ed ogni giorno, per incendiare la terra con il fuoco buono del suo amore affinché nessuno sia più abbandonato nel freddo dell’odio e dell’indifferenza.

Nella Luce di Betlemme che è Cristo vi auguro un “luminoso” anno 2018.

 

Don Giuseppe