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 SOFFIO DI VITA, FORZA DI DIO …

 

La solennità di Pentecoste, dopo il ritorno di Gesù al Padre, conclude il grande “giorno di Pasqua” e dà inizio alla nuova stagione della Chiesa missionaria animata dallo Spirito.

Già … lo “Spirito Santo”: fra le tre Persone divine è quella meno conosciuta, desiderata e invocata; è difficile anche solo parlarne.

A mio parere molti discorsi sullo Spirito Santo s’inceppano subito per due errate convinzioni. La prima pretende di definire esattamente “chi è lo Spirito Santo”: essendo Spirito (e non materia) è difficile circoscriverne la presenza e l’azione; ha la missione di diffondere in tutto il mondo (e oltre…) la parola e le opere salvifiche di Cristo, agisce con una vitalità e una fantasia che vanno oltre la nostra immaginazione: non è possibile “fargli i conti in tasca”!

La seconda convinzione, partendo dai segni della Pentecoste degli Apostoli (fuoco, vento, lingue nuove, entusiasmo incontenibile …), fa ritenere l’azione dello Spirito come fenomeno eccezionale o miracoloso. Qualche volta accade così, ma di solito lo Spirito agisce nella “eccezionalità dei fatti normali”. Mi spiego.

Ci sono realtà normali, per noi scontate, della cui importanza ci rendiamo conto solo quando vengono a mancare: le persone care, la salute, il lavoro, l’amore… Quando rifletto sull’azione dello Spirito in me io penso anzitutto al “respiro”: il “soffio vitale”, uno dei simboli usati nella Bibbia.

Siamo così abituati a respirare da non accorgerci minimamente di questa funzione essenziale: non ci fermiamo mai a pensare cosa avviene in noi quando, in modo quasi sempre involontario, respiriamo e ci manteniamo in vita. Così è dello Spirito che “abita in noi” e della sua azione silenziosa, paziente, insostituibile che ci accompagna in ogni istante.

Quando respiriamo compiamo l’atto di espirare e di inspirare: similmente lo Spirito in continuazione compie l’opera di purificare e rinnovare. La sua azione si rivolge in particolare ai desideri che determinano i nostri comportamenti: fa essiccare quelli che spingono al male e alla rovina e fa fiorire quelli buoni, secondo il pensiero e il cuore di Cristo, che testimoniano la vita bella dei Figli di Dio; per questo lo Spirito stimola in noi coscienza e volontà affinché siano docili alla sua azione.

L’opera dello Spirito è insieme discreta e forte: arricchisce il credente di carismi e lo incita a scelte coraggiose che la mentalità comune a volte non comprende o addirittura ostacola (pensiamo alle scelte vocazionali che chiedono la fedeltà di una intera vita)…

Che ne dite: facciamo di questo periodo l’occasione di crescere come credenti nell’invocazione e nella docilità allo Spirito?

 

Don Giuseppe