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CON GESÙ NELLA SUA PASQUA Stampa E-mail
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Ho fatto un giro per le vie della nostra città: dove sono gli addobbi e le luminarie delle  grandi feste? Anche un rapido “zapping” in tivù ha dato il medesimo risultato: neanche pronunciata la parola "Pasqua"…

Possibile?

"E' proprio quello che desidero" commenta un mio amico fregandosi le mani "una Pasqua dei poveri: non ingombrata da consumismi, sentimentalismi e consuetudini varie. Dite giustamente voi preti che Pasqua è la festa cristiana più importante; io l’apprezzo ancora di più perché è "povera" rispetto al Natale, ed è accessibile solo a coloro che sanno cogliere l'essenziale. In questi giorni le città si svuotano ("Natale con i tuoi e Pasqua con chi vuoi") ma nelle celebrazioni c’è molta più interiorità".

Concordo, ma provo la fastidiosa sensazione di "assenza della festa" e mi chiedo: ciò di cui noi cristiani siamo portatori viene in qualche modo percepito dalla società o è già diventato irrilevante?
"Mi piacerebbe domandare alla gente" continua l'amico "’Che cosa vorresti trovare nell'uovo di Pasqua …?’ Uno desidera un brillante, un altro la fede …"

"La fede nuziale?" irrompe un'amica.
"No: la fede-fede".

Il primo giorno degli Azzimi Gesù manda avanti gli Apostoli perché, arrivati in Gerusalemme, riferiscano alla persona da lui indicata: "Farò la Pasqua da te" (Matteo 26,18).

Allo stesso modo oggi Gesù si auto-invita da ciascuno di noi per la sua Pasqua: "Farò la Pasqua da te"; perché la Pasqua è "sua" - è lui a viverla, in alcuni momenti anche da solo - ma vuole farla "da noi" - la "sua" Pasqua è anche "nostra": è "per noi"-.

E se Gesù è "da noi", se la sua Pasqua è "per noi"… noi non possiamo essere "altrove": dobbiamo essere "con Gesù nella sua Pasqua".

Questo è ben più che un generico (e giusto) invito a partecipare a tutte le celebrazioni pasquali, a confessarsi e comunicarsi "almeno a Pasqua" (è il minimo per la "sopravvivenza cristiana"): è l'invito ad entrare e a lasciarsi trasformare dalla Pasqua di Gesù.

Vivere il cammino pasquale di Gesù (l'abbandonato del Venerdì santo glorificato a Pasqua come Risorto e Signore)  è rivivere anche il percorso interiore degli Apostoli: i disertori del Venerdì santo resi testimoni fedeli del Risorto e continuatori della sua missione.

In questi giorni mi tornano spesso alla mente le parole dell'Apocalisse: "Ecco, io sto alla porta e busso. Se qualcuno ascolta la mia voce e mi apre la porta, io entrerò da lui e cenerò con lui ed egli con me" (Ap 3,20).

Gesù viene a noi: ci chiama a un’esperienza di profonda intimità con lui che porta alla reciproca appartenenza nell'amore e nella vita (“io con lui ed egli con me”).
Egli punta dritto al nostro cuore: nella verità profonda del nostro essere ci aspetta e ci parla; con l'immagine della “cena a due” ci vuole invitare per una condivisione profonda con lui dei pensieri, delle sofferenze, delle speranze che fanno parte della nostra vita; egli ci dona anche da condividere la ricchezza immensa del suo mistero di figlio di Dio fatto uomo, morto e risorto per noi, dispensatore dello Spirito santo invocato dal Padre, portatore della vita nuova nell'Amore, innamorato degli ultimi e degli esclusi come punto di partenza per una convivenza rinnovata, colui che ci rende Figli di Dio e ci spalanca la via della Vita.

Vi raccomando, per quanto vi sarà possibile, di desiderare e cercare questa profondità d'incontro con Cristo nella sua Pasqua, perché lasci una traccia nuova nella vita cristiana e familiare: è il mio  augurio e la mia preghiera per ciascuno di voi nella Santa Pasqua 2010.

Don Giuseppe