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 “TEMPUS ADEST FLORIDUM …”

 

Inizia così una lieta canzone medioevale che saluta l’arrivo della Primavera: descrive il risveglio della natura e i suoi colori; osserva come tutto si rinnova, prende vigore, diffonde allegria: è l’opera sapiente di Dio Creatore; in questo tempo anche l’uomo è chiamato a rinnovarsi e gioire.

La solennità della Pasqua è strutturalmente legata alla Primavera: ogni anno cade la Domenica successiva alla prima luna piena di questa stagione; la novità affascinante della Primavera sembra coinvolgere il cuore di ogni uomo nella gioia stupenda della Risurrezione di Gesù Cristo.

Ricordo il mio professore di teologia orientale, l’Archimandrita Mircea Clinet: raccontava, entusiasta, che i cristiani d’oriente ogni anno a Pasqua vogliono avere nelle loro case qualcosa di nuovo: piatti, tende, imbiancature…  “È la novità di Cristo Risorto” diceva “che si rivela in tutto il creato…”

Questa gioia che stupisce e rigenera è stata espressa per secoli (la testimonianza più antica è attestata a Reims nell’anno 852) nel cosiddetto “risus paschalis”: le prediche di Pasqua dovevano suscitare fragorose risate da parte dei fedeli; purtroppo, però, scurrilità e abusi hanno via via inquinato questa intuizione originaria... Scriveva Joseph Ratzinger - che diventerà Papa Benedetto XVI - nel 1984: “Un tempo il risus paschalis era parte integrante della liturgia barocca. L’omelia pasquale doveva contenere una storia che suscitava il riso, di modo che la chiesa riecheggiasse di risate. Questa può essere una forma un po’ superficiale ed esteriore di gioia cristiana. Ma non è in realtà qualcosa di molto bello e giusto il fatto che il riso era diventato un simbolo liturgico?” (Guardare al Crocifisso, pag. 106).

Per il credente il fondamento di questa gioia incontenibile e contagiosa è proprio il mistero della Pasqua: “Cristo, l’Agnello ucciso vive; per questo il nostro pianto termina e viene mutato in riso;” - continua Ratzinger - “la massima solennità del calendario liturgico ci incoraggia, guardando a colui che è stato ucciso ed è risorto, a scoprire l’apertura dei cieli. Se noi comprendiamo l’annuncio della Risurrezione, allora conosciamo che il cielo non è totalmente chiuso al disopra della terra. Allora qualcosa della luce di Dio – ancora in modo timido e tuttavia potente – penetra nella nostra vita. Allora sorgerà in noi la gioia, che noi altrimenti aspetteremmo inutilmente, ed ogni persona nella quale è penetrato qualcosa di questa gioia può essere a suo modo un’apertura attraverso la quale il cielo guarda alla terra e giunge a noi. E al pari di Sara – sposa di Abramo – gli uomini che credono in virtù della Pasqua affermano: ‘Motivo di lieto riso mi ha dato Dio: chiunque lo saprà sorriderà con me”’(Gen 21,6).

Il Signore in questa S. Pasqua doni a te e a me vera e profonda esperienza di fede con la fantasia dello Spirito per poter esprimere nel vivere quotidiano l’autentica gioia pasquale.

Buona Pasqua!

 

Don Giuseppe