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Prima Pagina de La Buona Parola

Febbraio 2011

“Frattanto sorse una discussione tra loro, chi di essi fosse il più grande. Allora Gesù, conoscendo il pensiero del loro cuore, prese un fanciullo, se lo mise vicino e disse: «Chi accoglie questo fanciullo nel mio nome, accoglie me; e chi accoglie me, accoglie colui che mi ha mandato. Poiché chi è il più piccolo tra tutti voi, questi è grande» (Lc 9,46-48).
 E durante l’Ultima Cena aggiunse: «I re delle nazioni le governano, e coloro che hanno il potere su di esse si fanno chiamare benefattori. Per voi però non sia così; ma chi è il più grande tra voi diventi come il più piccolo e chi governa come colui che serve. Infatti chi è più grande, chi sta a tavola o chi serve? Non è forse colui che sta a tavola? Eppure io sto in mezzo a voi come colui che serve».
(Vangelo di Luca, capitolo 22, versetti 25-27).

Dio è amore, quindi umile. L’umiltà è via alla sua conoscenza, la superbia ne impedisce l’accesso.
Dalla non accoglienza di Dio come amore e Padre derivano l’autosufficienza e il protagonismo dell’uomo che, coma Adamo, vuole addirittura occupare il posto di Dio.

Gesù ci chiama a far parte della sua Comunità, nella quale le relazioni e i gradi d’importanza sono capovolti: “il più piccolo è il più grande” perché il più piccolo fra tutti è lui! Chi accoglie il più piccolo, il più fragile, il più bisognoso, accoglie lui e accoglie Dio stesso, che tale si è fatto per accogliere tutti.
Gesù è venuto nel mondo per capovolgere l’uomo, per farlo camminare coi piedi per terra e la testa in aria: l’uomo è “a gambe all’aria” quando è dominato dall’arrivismo e dall’ambizione di potere sugli altri. Egli dichiara che la scala di valori trova in testa l’ultimo, perché il Figlio dell’uomo si è fatto servo di tutti.

“Avere autorità” nella Chiesa significa “servire”.

Don Giuseppe