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Risposte del Cardinale alle nostre domande

Binago, 15 Dicembre 2015

 

 

Buonasera. Io sono Marcello, Parrocchia di Guanzate.

La cultura dominante non tutela né promuove la vita umana, specialmente quella nascente, tanto che dal 1978 ad oggi sono stati legalmente abortiti più di se milioni di nascituri.

Quale azione concreta la nostra Chiesa del 2015 può compiere per scuotere efficacemente e finalmente i credenti e non dall’assuefazione a questa deriva?

 

 

          Marcello ha sottolineato con molta forza questa tragedia terribile, che è l’aborto. Ha dato anche delle cifre, che sono tremende da questo punto di vista e che, secondo me, è l’espressione, questa tragica esperienza, di una certa pesante involuzione soprattutto delle società più sviluppate.

          La risposta adeguata a questa terribile realtà è la testimonianza della bellezza della vita. Testimonianza che deve giungere fino ad una dimensione pubblica, coraggiosa, perché realmente già il Concilio nella Gaudium et spes aveva definito in termini molto duri e molto crudi l’aborto.

          Ma, anche qui, c’è un “ma”: e il “ma” è dato dal fatto che a convincere non sono i discorsi, ma a convincere è l’attrattiva e il fascino della testimonianza della bellezza della vita. Se noi cristiani non viviamo la pienezza del Sacramento del Matrimonio e la famiglia che ne deriva, se non capiamo che il figlio è un dono straordinario e sboccia dal sovrappiù di amore tra i due sposi, se siamo lì “sparagnini”, ci basta un figlio, non ne facciamo neanche uno di più, come faremo a convincere chi dice che “si nasce e poi si muore, si finisce nel niente”? La testimonianza incomincia dal buon esempio, però diventa un modo per conoscere la realtà, in questo caso il valore pieno, il senso della vita, la bellezza, il fascino della vita accolta e accompagnata fino al suo compimento naturale che per noi vuol dire l’abbraccio, l’abbraccio del Padre! Anche se la bruttezza della morte resta in tutta la sua forza, ma è stata vinta da Gesù!

          Allora: conoscere e approfondire tra di noi questa realtà, comunicarla a tutti, perché è una verità, e trovare di volta in volta i mezzi e i modi realistici, all’interno di una determinata società, per rendere pubblica questa posizione di fronte alla vita. Renderla pubblica nei termini che siano, per quanto riusciamo a capire, i più efficaci possibili. Tra tutti, il più efficace è la testimonianza diretta, da persona a persona. Tra tutti. Quindi, vivere il senso della vita in pienezza. E noi abbiamo avuto il dono di Gesù, del Suo modo di guardare, di pensare e di amare. E lungo la storia, al di là di tutti i limiti e i difetti di noi uomini di Chiesa, abbiamo avuto il sostegno di questa posizione.

          Ecco, la parola “formazione”, formazione di tutti gli stati di vita, ma soprattutto dei fedeli laici perché questa è l’epoca dei fedeli laici! Voi non siete clienti della Chiesa: voi siete soggetti ecclesiali, a pieno titolo. Tutti insieme noi abbiamo il sacerdozio santo di tutto il popolo di Dio, tutti insieme, e quindi voi avete piena titolarità, tant’è vero che una cosa che quasi nessuno sa è che nel Codice di Diritto canonico è sancita la libertà associativa: non dovete mica chiedere il permesso al prete per fare un’associazione! Se volete che abbia un riconoscimento pubblico, sul piano ecclesiale, allora dovrete anche accettare di sottoporvi a una valutazione, e ci sono dei criteri.

          Insomma, l’uomo cammina quando sa bene dove andare: allora noi dobbiamo ritrovare con più energia il gusto appassionato che deriva dall’abbraccio con cui il Padre tutte le mattine riapre la nostra giornata e ci libera dalla cappa restrittiva del sonno, con Misericordia ci apre, e ritrovando tutto questo dobbiamo comunicare. E i modi e i mezzi devono essere anche pubblici, ma cambiano di tempo in tempo, e vanno valutati di volta in volta. Ma certamente contro l’aborto dobbiamo agire con molta più decisione di quanto non abbiamo fatto negli ultimi dieci anni, questo sì. Però, se non c’è questo rinnovamento dall’interno, io credo che anche su questo punto così delicato non riusciremo a convincere, perché questo è un tempo in cui l’uomo ha bisogno di essere “con-vinto”, cioè legato nel senso nobile del termine a tutti gli altri.

Noi cristiani stessi dobbiamo passare dalla convenzione alla convinzione: questo è molto importante! E ritorniamo quindi al discorso della “Comunità educante”.