Home Vita Parrocchiale Il Cardinale e la Pastorale Giovanile
Il Cardinale e la Pastorale Giovanile Stampa E-mail
 

Risposte del Cardinale alle nostre domande  - Binago, 15 Dicembre 2015

 

Sono Riccardo, un giovane di questo Decanato e mi faccio portavoce di una domanda che  riguarda l’ambito giovanile. Il nostro Decanato è terreno favorevole per la pastorale giovanile, volta sostanzialmente alla cura di coloro che accolgono le proposte. Rimane in noi l’urgenza di andare verso gli indifferenti. Può darci qualche consiglio? Grazie.

 

Riccardo, come è cominciata la nostra storia? Quel singolare uomo, singolare perché abbiamo imparato che era il Figlio di Dio, essendo compiutamente uomo e compiutamente Dio, nasce in una situazione di marginalità. Dà qualche segno della Sua natura profonda fino dalla Sua primissima adolescenza, poi scompare dalla scena per molti anni; probabilmente andava a lavorare col padre carpentiere nelle città un pochino più evolute, più ricche, come Magdala, Tiberiade ecc. Ad un certo punto incomincia a girare per le strade e i paesi intorno a Nazareth: Corazin, Betsaida, Cafarnao, e chiama della gente; pensiamo alla narrazione della vocazione dei primi... Chiama, e stabilisce con loro una relazione, un rapporto, un rapporto molto quotidiano. Pensiamo ai miracoli “dei pani” di Gesù: la gente aveva fame, e parte dal bisogno, Gesù parte sempre dal bisogno. Pensiamo alla quantità enorme dei miracoli di guarigione: la gente stava male, Gli chiedeva la guarigione, Lui aveva il potere di darla rivolgendosi al Padre, e la dà. Ci sono dei passaggi nel Vangelo che fanno accapponare ancora la pelle. Qualche volta prendetevi il tempo di leggere tutto un Vangelo: per esempio il Vangelo di Marco si può leggere tranquillamente in tre quarti d’ora, un’ora;  leggetelo di seguito e vedete: si vedono delle cose strepitose! Questo vale per tutti i Vangeli. La vedova di Naim che sta portando il figlio alla sepoltura: vede arrivare uno che dice: «No, non piangere! No.» Cosa avrà pensato quella donna … in quel momento …  Come poi ha reagito!

Per farla breve: cosa fa Gesù? Stabilisce un rapporto vero, bello e buono  con coloro che incontra. Ne chiama taluni perché questi siano spalancati a tutti, portino la bellezza e il fascino di questo a tutti! E infatti tutti hanno dato la vita, hanno dato la vita per questo, come tanti nostri fratelli cristiani. Ho sempre nel cuore l’esperienza che ho fatto a giugno a Erbil, nel campo profughi dei nostri cristiani che in una notte taluni han perso la vita, altri son rimasti menomati, tutti hanno perso tutto; i 125.000 cristiani che erano profughi nei container a 52° ad Erbil erano gente come noi: medici, avvocati, lavoratori, gente come noi. In una notte … più nulla. In 12 o in 13 in un container a 52°. Ebbene, io ho visto lì una fede, una richiesta di preghiera, una modalità di benedizione che io mi sono sentito un verme al paragone di questa gente! Questo per dire che quel che faceva Gesù, ovviamente con ben diversa potenza, ci riguarda tutti: è il mio modo di vivere, è il tuo modo di vivere, è il nostro modo di vivere! Allora lentamente, girando, costruisce un gruppo di amici, e probabilmente per due anni, due anni e mezzo, viveva da buon ebreo fedele i ritmi della sinagoga, prendeva la parola il sabato perché era concesso a tutti, leggeva, come vediamo nella narrazione, nella sinagoga di Nazareth leggeva il pezzo, lo commentava e cominciava a parlare del regno di Dio ecc. Parlava del senso profondo della vita, ma dentro il loro quotidiano. Poi, quando l’attacco degli scribi e dei farisei si fa forte, allora attraversa il lago e quelli incominciano a vivere insieme; si sottovaluta sempre il fatto che  il Vangelo ci dice che anche delle donne li accompagnavano, come poi vediamo bene nel momento finale perché sono le uniche che resistono, salvo un po’ Giovanni; qualcuno degli altri, dice uno dei Sinottici, guardava un po’ da lontano, e aveva giustamente paura, come noi siamo pieni di paure in questa società così affaticata e difficile.

Una pastorale giovanile seria è un luogo in cui si vive così, e si propone questo stile di vita a tutti quelli che si incontrano, dovunque! Se io sono ad Appiano Gentile, non lo dico solo ai miei amici di quando facevo le elementari di Appiano Gentile, anche se magari -forse mi sbaglio- non lo dico più neanche a loro perché si sono allontanati e non praticano più da tanti anni! Per esempio, come ho detto insistentemente, la Porta Santa del Giubileo che abbiamo aperto è una occasione per ri-invitare l’enorme quantità di battezzati della nostra Chiesa che han perduto la strada di casa, il Battesimo non si tira mai via! Allora, abbiamo il coraggio di alzare una volta il telefono e di dire a un amico: «Ma non hai pensato che questo abbraccio di Misericordia di Dio ti può aiutare? Andiamo insieme!». Tu che sei una nonna non hai pensato di dirlo al tuo nipote? Dopo la risposta sarà sua, evidentemente, nessuno forza la libertà di nessuno. Quindi, vivere uno stile di vita così, che entra nel quotidiano! Quindi, non solo agli amici che si sono allontanati da Appiano Gentile ma, se faccio l’università o se lavoro, anche ai miei compagni di studio e lavoro, nel modo e nei tempi che giudicherò opportuno! Abbiamo sufficiente intelligenza per farlo. Però, se non vivo io questo, non avrò il coraggio di comunicarlo agli altri. Lo farò attraverso il buon esempio, che è importante, ma da solo può portar gloria soltanto a quello che lo esercita e non è detto che porti a Gesù Cristo. Invece San Paolo ci dice: “Noi annunciamo con forza perché non annunciamo noi stessi – l’epistola di domenica scorsa – ma un altro, Gesù Cristo!”. Allora nel mio modo di stare con i miei amici in università, di stare con i miei colleghi di lavoro, vien fuori questo? Il Cristianesimo è realismo puro, perché Gesù parte sempre dal bisogno dell’altro, ma fa fiorire sul bisogno il desiderio della pienezza, il desiderio del compimento, il desiderio della felicità. Come ha fatto Gesù, dicendo “Venite a vedere!” ai due che han lasciato il Battista e Gli sono andati dietro. Mica ha detto: “Dovete seguire così! Dovete fare cosà! Dovete…!” Uno parte dalla realtà, da quel che è, da quel che ognuno è. Quindi il dinamismo di crescita  della comunità giovanile è quello del dinamismo di crescita di ogni altra comunità: ha bisogno di testimoni, ma in questo senso compiuto della parola. Invece noi tante volte ci vergogniamo, ci vergogniamo di dire che siamo cristiani e di vivere da cristiani e poi, per giustificarci, diciamo: «Non posso parlare subito di Cristo, della Trinità, a quello lì! Devo costruire prima  un terreno neutro!»: questa osservazione o è banale e ovvia - perché se trovo una mia collega che piange perché il marito l’ha  piantata non vado a dirle “Gesù Cristo, Gesù Cristo!”; se devo insegnare a scuola ai ragazzi 2+2 fa 4 non lo sostituisco con “Gesù Cristo, Gesù Cristo!” -, o è una osservazione banale o è un sistema di autodifesa; cioè vuol dire che non sono convinto io, fino in fondo, che Cristo è il senso della mia vita, che, come ha detto il Concilio, “è  il centro del cosmo e della storia!.

Noi dobbiamo semplificare! Semplificare la vita delle nostre comunità. Non artificiosamente: non bisogna cancellare niente! Bisogna lasciare che la vita ci aiuti a semplificare.