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 IL CAMPANILE E LA VIA

 

Nel secolo passato tra le Parrocchie di Paderno e Dugnano c’è sempre stata accesa competizione. Non esagero: già il poeta dialettale Giosafatte Rotondi (1890–1970) scriveva che “Dùn Antòni taumatùrgic” pregò intensamente perché ci fossero tuoni, fulmini e diluvio di pioggia sulla festa patronale della vicina Parrocchia e per questo fu ricompensato dalle sue “pie donne” con una vagonata di uova. Quando poi nel 1981 da prete novello io sono arrivato a Paderno, i vecchi raccontavano ancora divertiti che nel dopoguerra il Parroco di Dugnano, dovendo riparare il campanile, progettò anche di “ritoccarlo all’insù” perché fosse più alto di quello di Paderno; ma – ahimè – fece un errore clamoroso: commissionò l’opera a un’impresa edile proprio di Paderno… che lo imbrogliò, con grande soddisfazione del Parroco “antagonista”, il “Dùn Antòni” di cui sopra!

Il campanile, non lo nego, è un simbolo importante d’identità e appartenenza, è strumento di convocazione a raccolta della Comunità, scandisce lo scorrere di ore e giorni come “tempo di Dio” ma oggi non può pretendere che tutta la missione della Comunità cristiana si esaurisca sotto la sua ombra, anzi...

Gesù ci chiama ogni giorno a passare dal “campanile” alla “via”.

Lui stesso ha fatto così: come predicatore itinerante ha camminato instancabile per paesi e città, colline e campagne, ha raggiunto laghi e deserti; ha annunciato il Vangelo nelle situazioni concrete in cui vive la gente: alle casalinghe indaffarate nei lavori domestici, ai pastori vigilanti tra le pecore, ai contadini curvi sulle terre e ai pescatori mentre gettavano le reti; ha operato grandi cose in occasione di matrimoni e funerali, tra le persone sane  e soprattutto tra quelle malate; ha aperto il suo cuore ai bambini e agli anziani, ai peccatori in cerca di speranza e ai presunti giusti dal cuore duro, ai poveri affamati di riscatto e ai possidenti già sazi di sicurezze; ha dialogato con stranieri e connazionali ebrei, con governanti e sudditi, con capi religiosi e semplici credenti…

E’ il “dinamismo ‘in uscita’ che Dio vuole provocare nei credenti” dice Papa Francesco: “tutti siamo invitati ad accettare questa chiamata: uscire dalla propria comodità e avere il coraggio di raggiungere tutte le periferie che hanno bisogno della luce del Vangelo… La Chiesa ‘in uscita’ è la Comunità di discepoli missionari che prendono l’iniziativa, che si coinvolgono, che accompagnano, che fruttificano e festeggiano” (Evangelii Gaudium 20, 24).

“Usciamo ad annunciare Gesù come fecero i primi. Percorriamo con umile franchezza e coraggio le vie del mondo, ricchi solo della quotidiana compagnia di Gesù e della sua Chiesa. Senza pretese, liberi dall’esito: sappiamo che ci muove solo lo Spirito di Colui che ci ha detto: ‘Io sono con voi tutti i giorni, fino alla fine del mondo" (Mt 28,20). Noi vogliamo solo amare e sentire come Cristo e pensare Lui attraverso tutte le circostanze e i rapporti della nostra esistenza per il bene nostro e di tutta la famiglia umana” (Card. A. Scola, Educarsi al pensiero di Cristo, Lettera Pastorale per il 2015 – 2016, pag. 90 e 91).

Buon anno pastorale “in uscita”, dunque, “dal campanile alla via” per portare ovunque la “vita buona” del Vangelo!

Don Giuseppe