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 COME UNA FAMIGLIA

 

Quando nacque mia sorella Elisabetta (io avevo due anni e mezzo) papà mi accompagnò con Antonietta nella stanza per fare la conoscenza della nuova sorellina: un fagottino che dormiva beatamente fra le braccia della mamma.

Non mi vergogno a dire che istintivamente provai un senso di ribellione interiore: “Chi è questa? Cosa ci fa in braccio alla mia mamma?” Quando poi arrivò l’ultimo fratellino, Alessandro, la reazione fu identica, ma più rassegnata.

Abbiamo tutti dentro il sogno d’essere “figli unici” per avere tutto e solo per noi: mamma e papà, le attenzioni, le feste, i regali … La vita invece ci insegna che è bello avere dei fratelli per crescere insieme e rimanere uniti anche quando le strade si dividono: maturiamo già in famiglia tante cose importanti che ci aiutano ad affrontare più agevolmente il nostro cammino.

 

Un discorso simile (siamo nell’analogia …) riguarda anche le Parrocchie; la “sindrome del figlio unico” si manifesta in attaccamento viscerale alla propria Chiesa, al prete, ad abitudini e tradizioni fino a diventare esclusivo: se di Domenica un cristiano partecipa alla Messa in una Chiesa “non sua” viene guardato con sospetto, come a dire:  “Che ci fai tu qui? Non è la tua Parrocchia”.

Eppure nella Giornata Missionaria si riflette sulla “fraternità universale nella Chiesa”, si fanno “gemellaggi” e raccolte di offerte per sostenere “i nostri fratelli lontani”: vuoi vedere che è più facile sentirsi fratelli dei “cristiani lontani” che vivere la comunione coi “cristiani vicini”?

Penso a Maria di Nazareth che ha condiviso il dramma pasquale dei Dodici Apostoli (anche loro segnati dalla “sindrome del figlio unico” perché tormentati da una domanda che spesso li faceva discutere “Chi tra noi è il più importante?”): li ha amati tutti indistintamente come figli (glielo aveva chiesto Gesù) e come solo una madre sa fare, è rimasta nel Cenacolo con loro fedele e paziente in attesa della Risurrezione, ha vissuto con loro l’esperienza degli incontri col Risorto, li ha tenuti insieme nell’attesa dello Spirito che il giorno di Pentecoste li avrebbe “rivestiti di potenza dall’alto”, li ha accompagnati fuori dal Cenacolo per partire ed annunciare il Vangelo a  tutte le genti guidati da quella Forza interiore che ormai non potevano più contenere…

 

Faccio tanti auguri di buon cammino al neo eletto Consiglio Pastorale, chiamato a vivere un’esperienza pasquale e missionaria simile a quella degli Apostoli.

Faccio tanti auguri a tutti i fratelli cristiani delle tre Parrocchie in cammino verso la costituzione della Comunità Pastorale; l’amore fraterno sia il distintivo del nostro appartenere alla Chiesa, come ha detto Gesù: “Da questo tutti riconosceranno che siete miei discepoli: dall’amore che avrete gli uni per gli altri” (Gv 13,35).

Faccio tanti auguri anche a Maria di Nazareth che è stata scelta come “patrona” della Comunità Pastorale sotto il titolo di Beata Vergine del Carmelo: avrà certamente il suo bel daffare ma, viste le straordinarie capacità mostrate col gruppo degli Apostoli, sarà sempre vicina a noi in una “via luminosa”.

 

Don Giuseppe