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 FINALMENTE LIBERI!

 

Per un Insegnante di Religione di Scuola Media (oggi si chiama “Secondaria di Primo Grado”) i primi capitoli della Genesi contengono un’autentica miniera di argomenti: chi è l’uomo … perché esisto … che senso hanno le relazioni con Dio, fra uomo e donna e con la natura … perché devo lavorare … perché esiste il male nel mondo … e molti altri. Sono interrogativi molto sentiti dai ragazzi che si aprono alla vita: il dibattito acceso è normale, ma quando si affronta il tema della libertà la discussione diventa furibonda.

Hai voglia tu di portare il discorso sulla libertà che non è solo “da” ma anche “per” o di parlare di libertà che non può essere “assoluta” ma “situata”, figuriamoci poi di una libertà che deve essere “liberata da Dio”! Il discorso precipita in una tempesta di recriminazioni contro Genitori e Insegnanti che “non capiscono … non permettono … non ammettono” … aggiungete voi tutti i “non” possibili e immaginabili.

 

Ricordo che in una terza media, di fronte all’impossibilità d’incanalare il discorso chiesi a bruciapelo: “Genitori e Insegnanti a parte, voi vi ritenete liberi?”. Venni sommerso immediatamente da un’ondata di reazioni affermative.

Allora – davanti a tutti e con teatrale lentezza - estrassi dal portafogli una banconota di £. 100.000 (trent’anni fa valevano parecchio!), la ridussi a una minuscola pallina e la gettai nel cestino.

La classe ebbe una reazione fulminea: molti alunni si tuffarono sul cestino per cercare la pallina; individuata fra le cartacce, la srotolarono fra mille botta e risposta: “Sono false … no sono buone … già, se erano buone il prof. le buttava?”; se la rubarono di mano in mano rincorrendosi per la classe come in una partita di rugby e gridando giulivi come l’avrebbero spesa: “Cinema! … pizzeria! … piscina!”; la classe rimase a   soqquadro per un bel quarto d’ora mentre io, indifferente, rimanevo seduto.

Poi la scena si calmò: gli inseguimenti cessarono e la povera banconota da centomila ritornò sulla cattedra davanti a me, accompagnata dalle ultime carezze per lisciarla e da qualche rimbrotto per me: “Non si trattano così i soldi … prof. deve avere più rispetto …”.

Finalmente tutti erano al loro posto, in silenzio, con gli occhi fissi su di me; io riproposi flemmaticamente la medesima domanda: “Dunque … siete liberi?”; ottenni - me l’aspettavo - la medesima ovazione affermativa.

“La sola vista del denaro ha condizionato il vostro comportamento per più di quindici minuti: ve ne siete accorti? Evidentemente i soldi hanno un’autorità che non sospettavate… Certo ci vuole rispetto per il denaro guadagnato con fatica, ma una banconota spiegazzata non soffre né sente dolore: se la stirate ritorna come prima. Non così è il braccio di un vostro compagno: se lo strapazzate o lo spezzate sono dolori; perché il denaro merita rispetto e i vostri compagni no? Vi chiedo ancora una volta: siete ancora convinti d’essere veramente liberi?”

 

A coloro che sbandieravano la loro piena libertà Gesù rivolse l’invito a un umile realismo: “Chi commette il peccato è schiavo del peccato” (Gv 8,34). La nostra libera volontà è ammalata fin dalle origini e San Paolo descrive in modo drammatico questa situazione: “Non riesco a capire ciò che faccio: infatti io non compio il bene che voglio, ma il male che non voglio. Me infelice! Chi mi libererà da questo corpo di morte?” (Rom 7,15.19.24).

Cristo si manifesta come il Redentore dell’uomo per restituirlo all’identità per cui è stato creato e per condurlo alla Vita nuova. Nella sua Pasqua la liberazione è già “pienamente donata”, è “in atto”: “Se il Figlio vi farà liberi sarete liberi davvero” (Gv 8,36); germoglia in ogni nostro atteggiamento che è secondo la sua volontà: perdono, misericordia, fedeltà...

La piena liberazione comprenderà anche l’eliminazione della morte, ultima nostra nemica, già sconfitta nella vicenda di Lazzaro (“Liberatelo e lasciatelo andare” Gv 11,44) e pienamente nella vittoria Pasquale (“La morte è stata ingoiata nella vittoria” 1Cor 15,54).

Allora l’uomo, finalmente liberato, sarà pienamente libero!

 

Buon Tempo Pasquale.

Don Giuseppe