Home Informazioni Prima Pagina CON TE ... DI PIU'
CON TE ... DI PIU' Stampa E-mail
Prima Pagina de La Buona Parola
 CON TE … DI PIÙ

 

“… Birarìa!” sentenziò Padre Paul, storpiando l’italiano.

Padre Paul, prete ortodosso di Bucarest, per la prima volta in vita fuori dai confini della Romania, era mio ospite per la Settimana di Preghiera per l’Unità dei Cristiani.

Ed eccoci in Birreria, il “territorio neutrale” scelto per preparare la Veglia Ecumenica, ma con Davide, il Pastore protestante, volano subito saette.

“Sentite” irrompe bruscamente il Pastore “non fatemi inginocchiare davanti a immagini della Madonna o dei Santi, perché non lo farò mai!”

 “Voi” contrattacca Padre Paul, invitando l’interprete a tradurre “da quanto tempo esistete?”

“Dal 1500 …” risponde candidamente Davide.

“E prima …” incalza l’ortodosso, tenendo in scacco l’avversario “prima … dove eravate?”

Eh sì, le cose si erano subito messe male: l’incontro sembrava avviato allo scontro totale.

Arriva una ragazza in abito bavarese a servirci: approfitto per proporre una tregua e sorseggiare l’ottima birra; finalmente torna la calma: ci presentiamo ben bene, ci conosciamo meglio e la curiosità reciproca ci spinge a porre un sacco di domande: età, provenienza, curriculum, convinzioni, tradizioni …


Non credo sia stata la birra (sentivamo che dentro di noi ardeva il medesimo Fuoco), ma la conversazione divenne sempre più coinvolgente e sfociò, con una disponibilità reciproca che superava ogni protocollo, nella preparazione di una Veglia in tre parti e a tre voci, durante la quale ciascuno di noi avrebbe presieduto uno dei momenti. Non credevo ai miei occhi.
 
 

 alt

Venne finalmente la sera del 25 Gennaio 2005: la Chiesa era affollata per la Veglia Ecumenica di Preghiera da molti parrocchiani cattolici, una sola famiglia ortodossa (amici di Padre Paul) e un discreto numero dalle confessioni evangeliche dei dintorni di Seregno e Desio.

Mi vengono ancora i brividi nel ricordare il clima intenso di quella preghiera e il gesto che noi tre Pastori abbiamo compiuto tra la commozione di tutti: ai piedi dell’altare c’erano i pezzi di una grande Croce; mentre l’organista Lorenzo suonava un indimenticabile corale di Bach, insieme l’abbiamo ricostruita, fissata coi chiodi e innalzata sul piedistallo davanti a tutti.

Fu grande festa tra i presenti e in modo particolare fra noi: Davide ci invitò a parlare alla loro Radio e nella loro Comunità (non molto numerosa, ma giovane e vivacissima); Padre Paul, che all’inizio era arroccato nella sua inviolabile austerità ortodossa, rimase da noi ancora molti giorni: incontrò il Consiglio Pastorale, i Gruppi Parrocchiali e fu richiesto in molte famiglie; alla fine lui parlava ancora rumeno e io l’italiano, ma ci capivamo al volo come vecchi amici.

 alt

Cosa mi è rimasto di quell’evento?

Un dolcissimo legame … ed una sensazione: le divisioni secolari rimangono e le sacrosante discussioni dei teologi procedono lente, ma fortunatamente ci son anche i cuori; i cuori corrono e arrivano prima perché sono già uniti dall’amore verso la stessa Persona, Cristo; perché sono animati dal medesimo unico Spirito e sono orientati dall’identica scelta di vivere il Vangelo. Sono sicuro che fu lo Spirito che ardeva in noi ad avvicinarci senza fare troppe storie e a farci gustare la dolcezza d’essere insieme: a dieci anni di distanza ho ancora nostalgia.

Quando penso a certe diffidenze tra persone e gruppi all’interno delle Parrocchie o alle resistenze preconcette verso il lavorare insieme nella Comunità Pastorale (ahimè … il campanilismo!) sento che lo Spirito rimane inascoltato e la bellezza dello stare insieme viene perduta; intanto il mondo va a fuoco e implora la nostra testimonianza, quella che Gesù ha prospettato nel Cenacolo: “Da questo tutti riconosceranno che siete miei discepoli: dall’amore che avrete gli uni per gli altri” (Gv 13,35).

Ma quell’esperienza mi dà ancora speranza e fiducia: lo Spirito è più forte delle diffidenze e delle ritrosie; Egli abita già nei nostri cuori: il suo estro è sempre nuovo e imprevedibile. Sono certo che saprà ancora sorprendermi.

 

Don Giuseppe