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QUANDO C'E' VENTO
 

La primavera ci aveva portato cielo terso e vento forte che s’intrufolava in casa da  mille piccoli pertugi.

“Mi piace quando c’è il vento” dice il garzone dell’elettricista “divento molto nervoso… sto meglio, lavoro meglio…” Reggo la scala e osservo quella testa riccioluta che sembra spolverare il soffitto e la mano che agita il trapano nell’aria.

“Mi piace il vento” dice con la smorfia della bocca, stringendo tra le labbra due viti “mi piace… mi sento bene…”

 

Già, quando c’è vento nell’aria è qualcosa di nuovo, forte, sorprendente: Il vento soffia dove vuole e ne senti la voce, ma non sai da dove viene né dove va: così è chiunque è nato dallo Spirito” (Gv 3,8).

 

Il pensiero corre subito ai monti e racconta esperienze vissute.

In prossimità del Lago Scuro ci aveva sorpreso un uragano di vento e pioggia costringendoci ad abbassarci di quota immediatamente; nel bosco il buio era lacerato dal chiarore improvviso e dallo schianto dei fulmini. Dopo due ore eravamo finalmente a valle, al sicuro, ma purtroppo sei ragazzi erano rimasti indietro nella corsa a rompicollo per un sentiero diventato torrente.

Quel giorno il vento mi trascinò indietro, verso il monte, da solo a cercare i dispersi: tremavo e pregavo mentre risalivo rapido nella tempesta, ma mi spingeva la convinzione che non potevo non essere dove qualcuno dei miei era in pericolo.

Così lo Spirito opera in noi decisioni coraggiose, rompendo indugi e resistenze: bisogna lasciarsi guidare.

 

Passando tra le feritoie al Passo dei Contrabbandieri il vento fischiava, sembrava emettere un lungo, insistente lamento che raccontava cose lontane. Si parava davanti a noi uno scenario di guerra: trincee, lamiere contorte, bossoli, macerie … Se non fosse stato per la ruggine avremmo detto che il combattimento era appena avvenuto. Raccolgo una gavetta grigioverde immaginando il volto del suo proprietario mi piange il cuore pensando a quella follia collettiva che è la guerra, alla violenza inumana che spinge uomini a voler annientare altri…

Così lo Spirito racconta ai nostri cuori saggezze antiche e nuove, li rende docili e capaci di amare, li forma a interpretare la vita secondo la Parola di Gesù.

 

Il camminatore mattiniero sa che quando la natura si risveglia c’è un’ora quasi magica: il calore del sole asciuga l’umidità notturna e libera nell’aria la fragranza di molti profumi; la brezza che risale il pendio del monte offre generosamente questa ricchezza e invita a fermarsi, a lasciarsi accarezzare. a respirare intensamente.

Così San Paolo invita i cristiani a lasciarsi guidare dallo Spirito perché fa fruttificare in noi i valori che danno sapore alla vita:  “Tutti possiamo vedere quali sono i risultati di una vita egoista: immoralità, corruzione e vizio, idolatria, magia, odio, litigi, gelosie, ire, intrighi, divisioni, invidie, ubriachezze, orge e altre cose di questo genere. Io ve l'ho già detto prima e ve lo dico di nuovo: quelli che si comportano in questo modo non avranno posto nel regno di Dio.Lo Spirito invece produce: amore, gioia, pace, comprensione, cordialità, bontà, fedeltà, mansuetudine, dominio di sé” (Gal 5,19-23).

 

Ripenso a quell’apprendista artigiano che in casa mia ripeteva “Mi piace quando c’è il vento …” non si decideva a finire il lavoro: mezz’ora per due viti e centomila parole e io che lo pagavo a ore!

Almeno su questa cosa sono d’accordo con lui: anche a me “piace quando c’è vento”, il Vento dello Spirito santo!

Buon tempo di Pentecoste.

 

Don Giuseppe