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 “A Dio”, Mons.!

 

Caro “ Mons.”,

quando sono arrivato ad Appiano – per non fare confusione data la presenza contemporanea di due don Giuseppe – ho cominciato a chiamarla “Mons.” - abbreviazione di “Monsignore” - e tutti ora la chiamano così. D’altra parte se uno è “Mons.” … è “Mons.”

Ricordo il nostro primo incontro ad Appiano e la sua cordialissima accoglienza; in questi giorni persone a lei vicine mi hanno confidato che a tutti costi ha voluto sapere prima ancora dell’ufficialità il nome del “Prevosto che le avrebbe chiuso gli occhi”; ero convinto che non sarebbe toccato a me: quando ne parlavamo le rispondevo che avrebbe provveduto il mio successore, anzi  - facendo bene i conti - il mio succe-successore.

L’ultima volta che siamo finiti sul discorso – circa un mese fa – lei s’è fatto serio e mi ha detto: “Quando toccherà a me lei mi dovrà dare tutto: unzione degli infermi, assoluzione generale e indulgenza plenaria”; così, con un nodo alla gola, martedì 22 Gennaio in Ospedale – come lei sa - ho fatto quanto mi aveva espressamente richiesto.

 

Nel salutarla e rivolgendole tutta la gratitudine degli appianesi (i Sacerdoti don Corrado,  don Lanfranco e padre Gilberto, il suo “Diacono preferito” Dario, Suor Franca e Suor Alessandra, i Consigli, i Gruppi parrocchiali e tutte le persone) mi permetta di sottolineare che lei, a novant’anni suonati, aveva ancora la qualifica di “Residente con incarichi pastorali”; insomma: Mons., lei si è dimenticato di andare in pensione! Pur limitando il suo raggio di azione ha svolto il suo ministero in modo fedele e appassionato: Messe, Confessioni, Rosari, ammalati, colloqui spirituali … Non mancava mai ai momenti importanti della vita parrocchiale (compresi i Vesperi della Domenica e l’Adorazione del primo Venerdì) e – caso più unico che raro – agli incontri del Clero di decanato!

Solo ora è arrivato per lei il momento di riposare, come diceva don Bosco: “Ci riposeremo in Paradiso” e non abbiamo parole sufficienti per ringraziarla di tutto il bene che ha compiuto per noi su questa terra.

Grazie di cuore, Mons., a nome di tutti!

 

Mi permetta, prima di concludere, due piccoli ricordi personali.

Ci siamo sempre dati del “lei” per rispetto reciproco, mai per tenere le distanze; lei ha rispettato in tutto il mio ruolo: non mi ha mai “fatto ombra”, non mi è mai “passato davanti”, come si suole dire; c’è stata tra noi una profonda stima e confidenza (abbiamo anche riso e scherzato parecchio), questo in particolare per merito suo.

Quando durante le concelebrazioni arrivava lo “scambio di pace” il nostro abbraccio non era mai “convenzionale”; anche se i puristi della liturgia avrebbero storto il naso noi ci siamo sempre scambiati un forte e affettuoso abbraccio da grandi amici: non dimenticherò mai le sue braccia spalancate e il suo grande sorriso mentre mi avvicinavo a lei!

 

Sono certo che anche lei non si dimenticherà di me e di tutti noi …

“A Dio”, Mons.! A Lui la affidiamo, in Lui ci troveremo ancora.

 

Don Giuseppe