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Cappella di Sant'Ambrogio Stampa E-mail
Le cappelle della Chiesa prepositurale

Cappella di Sant’Ambrogio

 

La cappella di S. Ambrogio Vescovo è la prima a destra entrando dal fondo della Chiesa.. 

 

La parte centrale è dedicata ad un’immagine del trionfo del santo tra gli angeli del Paradiso. Sopra, nel punto più alto della cappella, sono riportati due versi di uno degli inni a S. Ambrogio.

 

Il primo verso, Nostrum Parens Maximus”, è l’inizio della preghiera, “(cantiamo) il nostro sommo padre”; il secondo, “Bellum minatur Ario”, “Ario minaccia guerra”, si riferisce all’eresia ariana combattuta da Ambrogio.   

 

Ai lati della raffigurazione principale si trovano altri due dipinti.

 

Nella rappresentazione a sinistra, Ambrogio stende una mano a fermare un uomo sulla soglia del Duomo di Milano.

 

Dall’abbigliamento, dalla corona e dagli uomini del seguito che innalzano un’insegna romana mi sembra che sia identificabile nell’imperatore Teodosio. Infatti  si trova una testimonianza del medesimo episodio in un quadro del famoso pittore van Dyck; gli elementi distintivi e la loro disposizione nel quadro sono molto simili alla raffigurazione nella nostra cappella.

 

Si narra che il vescovo, indignato per la carneficina compiuta dall’imperatore a Tessalonica, città colpevole di aver ucciso in una rivolta uno dei suoi generali, non gli abbia permesso di entrare in Duomo.

 

Sulla destra, invece, vediamo Ambrogio che tiene per mano una figura penitente inginocchiata davanti a lui.
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I particolari questa volta non ci aiutano (l’uomo è avvolto in un’anonima tunica e non ha elementi distintivi), ma credo si possa dire che colui che implora il perdono del vescovo sia sempre lo stesso Teodosio.
Infatti, non solo l’iconografia del santo ci viene in aiuto (esistono testimonianze di quadri su questo episodio), ma sappiamo che le raffigurazioni delle vite dei santi dovevano servire come una sorta di grande fumetto per raccontare una storia che anche gli analfabeti potessero capire; è quindi plausibile pensare che questo dipinto completi il primo.

 

L’ultimo dipinto, posto sopra la raffigurazione trionfale, raffigura Ambrogio ancora fanciullo. Una leggenda racconta che uno sciame di api sia volato sulla sua culla e sia entrato e uscito dalla sua bocca senza pungerlo.

 

Infine leggiamo due acclamazioni alla Chiesa probabilmente collegate l’una all’altra: “Ubi Petrus Ibi Ecclesia”, Dove c’è Pietro c’è la Chiesa, e “Ubi Ecclesia ibi nulla mors sed vita aeternam”, “Dove c’è la Chiesa non c’è morte ma vita eterna”.

 

Agnese Pagani