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TORNO SUI MIEI PASSI

 

Salendo per le mulattiere che conducono ai passi della Val di Scalve lo sguardo scivola verso il Venerocolo, il Sellero, la vetta del Telenek e il pensiero sorvola le cime e scende a capofitto giù nella Riserva Naturale delle Valli di Sant’Antonio a Corteno Golgi: quanti ragazzi – in sedici anni d’Oratorio - ho trascinato su per quei sentieri verso passi, laghetti alpini e vette!

 

E’ mattino presto e il vento taglia la faccia oggi – 27 Giugno 2012 – mentre inforco la ripida carrareccia che conduce in Val Brandet.

 

Avete capito bene: torno sui miei passi. 

Il fiume canta con voce grossa - come sempre - e l’area attrezzata al Ponte del Gallina è deserta; se appena chiudo gli occhi sento ancora voci, grida e scherzi dei ragazzi che l’hanno vivacemente animata: dove sono, come vivono, cosa stanno facendo ora? Con parecchi di loro sono ancora in contatto, ma alcuni sembrano spariti: “Usmaele” per esempio (si tratta di un soprannome, naturalmente) dove sarà finito? E Andrea - che Cesarina la cuoca chiamava “Facìn de sèda” - sarà riuscito a conquistare Eleonora?

Chissà …

 

“Gesù, ovunque siano benedicili tutti, sempre!” 

 

Rileggo il grande libro delle vacanze estive dell’Oratorio: la natura, la montagna, lo stare insieme sono gli strumenti con cui Dio parla al cuore dei giovani e fa maturare nei loro cuori insegnamenti di vita che difficilmente trovano sui libri di scuola.

Quanta fatica, quanti insulti ricevuti e lacrime per portare quei giovani recalcitranti fino alle vette! Ma quando erano arrivati non volevano più scendere, perché affascinati dallo spettacolo e dall’impresa. “Amate e desiderate sempre le vette! Non abbiate paura dei sacrifici perché solo con fatica e fedeltà si raggiungono traguardi importanti. E ricordatevi che le vette non si conquistano solo con le gambe ma anche con la testa, la convinzione, la volontà …”

Vicino alla vetta del Piz Tri (cinque ore di cammino per arrivarci, sei o sette se seguite le indicazioni del Parroco di Santicolo) ci sono alcune trincee dove ogni anno celebravamo la Messa “per la pace”.  Avevo messo nello zaino solo camice e stola (attrezzatura … leggera) quando Elena – il sorriso più bello della vacanza – chiede: “E questi?” Mi mostra pianeta e cingolo e rompe subito la mia incertezza: “Te li porto io, don …” Così nel corridoio di casa rivedo ogni giorno il quadro di quella Messa in alta quota: il grande raccoglimento dei ragazzi e il celebrante parato a puntino nel momento dell’Elevazione; ci voleva proprio quell’attenzione femminile! A fianco c’è anche un’altra foto: i ragazzi seduti sui bordi della trincea - gli uni di fronte agli altri - mentre si danno la mano sorridenti: nonostante tutto la bontà, il perdono, la pace sono più forti del male; non credete?

“Pitone … pitone …” grida quel farabutto di H.G. (H.G. è l’esatto contrario di H.S. cioè “Homo Sapiens”): ha trovato una biscia morta e rincorre Cesarina agitandola dietro di lei. La povera cuoca scappa gridando verso il fiume, intanto sotto gli abeti qualcuno si lamenta perché le salamelle incustodite stanno carbonizzandosi. H.G. ha messo la testa a posto e Cesarina (catechista, cuoca e mille altre cose) è andata a ritirare dal suo Signore il premio per tutto il tempo e le energie che ha regalato all’Oratorio. Ci sono nelle nostre Comunità benefattori che ogni giorno si dedicano a servizio degli altri, ricevendo talvolta critiche e pretese; senza di loro molte cose non si potrebbero mai fare: pochi se ne rendono conto ma Dio fortunatamente ha tutto scritto sul suo libro, anche il bene nascosto.

L’escursione al Crap delle Relle ci era costata a dir poco un anno di vita: nonostante la partenza mattutina avevamo conquistato la vetta alle 14.45 in una giornata di sole pieno per colpa di indicazioni sbagliate e di un sacco di pericoli da aggirare: conoscete il Parroco di Santicolo? Finalmente possiamo mangiare! “Don, non abbiamo una goccia d’acqua” dice uno “solo Giovanni ha la borraccia piena”; “Sì” interviene un altro “perché ha bevuto sempre dalla borraccia degli altri”. Non sono in vena di processi, ma mi allontano un po’ con Giovanni sotto il sole a picco e gli chiedo spiegazioni: “E’ vero” mi risponde, ma non ha la minima intenzione di scucire una sola goccia d’acqua. “In montagna ci si aiuta sempre” gli spiego “negli zaini si divide ciò che è di tutti, chi è più forte porta il peso anche per chi è più debole; la borraccia è tua ma l’acqua è per tutti: per questo gli altri ti hanno dato da bere lungo la salita …” Il mio interlocutore abbassa lo sguardo, tace ma è irremovibile. “Ragazzi, riprendete gli zaini! A venti minuti da qui c’è la sorgente del Lago Lungo; là potremo mangiare e bere”. Mangio i miei panini in disparte: il comportamento di Giovanni mi ha indispettito; com’è possibile non capire? Il sole ci accompagna anche nel ritorno: Lago Rotondo, Malga Campadei, Malga Dosso … è ancora lunga la strada. Uno in fondo alla fila chiede: “Qualcuno mi presta la borraccia?” “Io” risponde prontamente un altro; è proprio lui, Giovanni. “Gesù, ti ringrazio”.

Ormai anche per me oggi si è fatto tardi e dall’incantevole Valle di Campovecchio raggiungo in un’ora l’abitato della frazione S. Antonio: mi fermo nella chiesetta per una preghiera e salgo in auto. Sulla strada verso Edolo ritrovo il punto in cui, per la prima e l’unica volta in vita (in Seminario ce l’hanno solennemente proibito), tanti anni fa ho chiesto l’autostop. Mentre i ragazzi giocavano a piedi nudi sull’erbetta dell’Alpe Plinaz il povero Augusto aveva messo il piede su un vetro: l’abbiamo medicato subito, ma benché la ferita non facesse molto sangue il taglio era profondo … Ho affidato il gruppo a Massimiliano e ho iniziato la discesa con Carlo, un giovanottone che s’era offerto di portare Augusto sulle spalle. Con prudenza e percorrendo tutte le scorciatoie abbiamo raggiunto la strada; ci volle più di un’ora e molte volte chiesi a Carlo: “Sei stanco? Vuoi il cambio? Ci siamo io e Luca” (l’altro ragazzone di riserva). Carlo rimandava sempre: “No – don - non sono stanco … ancora un po’ … ancora cinque minuti”; arrivammo così alla strada: il primo automobilista che passava vedendo il ragazzo ferito capì,  si fermò all’istante e ci diede un passaggio fino al Pronto Soccorso di Edolo. Ho ancora negli occhi la felicità incontenibile sul volto di Carlo per il servizio che aveva compiuto: vidi la stessa espressione anni dopo, il giorno in cui sposò la sua Micaela, poi la stessa quando nacque la piccola Camilla ... “Portate i pesi gli uni degli altri … c’è più gioia nel dare che nel ricevere” dice la Bibbia. “Ma come avrà fatto Carlo” mi chiedo ancora oggi “dove avrà trovato tutta quella forza?”

 

Spesso quei giovani di allora vengono a trovarmi e i discorsi finiscono sempre lì: alle avventure della montagna e agli insegnamenti ricevuti (ne parlano anche sui loro profili Facebook); guardano i loro marmocchi indolenti (si sono sposati nel frattempo) e si rammaricano perché sono convinti che non potranno mai vivere le stesse belle esperienze.

Io invece penso che quelle vacanze e quei valori siano alla portata di tutti: dei ragazzi dei nostri Oratori con don Corrado, del Gruppo Famiglie, di ogni famiglia in vacanza in montagna o al mare …

Anche per te che stai leggendo l’estate, il grande libro della natura e lo stare insieme possono essere strumenti di Dio per parlare al tuo cuore: basta saper ascoltare.

Buona estate!

 

Don Giuseppe
LUGLIO/AGOSTO 2012