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Prima Pagina de La Buona Parola

Una “lectio”  … speciale

Tutto cominciò con una donna: ci vedevamo tutte le mattine alla Messa delle 7.30; al termine ci salutavamo frettolosamente e correvamo a Scuola: entrambi eravamo insegnanti, lei alla Scuola Elementare e io alla Media.

Tra il Vangelo e la Preghiera dei fedeli dicevo due parole - solo due – giusto per passare dall’ascolto alla preghiera; ero giovane allora e mi piacevano le espressioni brevi e molto “pepate”: lei le apprezzava moltissimo.

Ehi, un momento: cosa state sospettando?

 

Un mattino dopo la Messa mi disse che aveva bisogno di parlarmi e le fissai un appuntamento.

Con mia grande sorpresa mi comunicò che spesso faceva la “Lectio Divina” sulla Parola e cercava un’altra persona che condividesse con lei questa esperienza.

Apriti cielo!

Immaginate le preoccupazioni e i dubbi che subito s’impadronirono della  mia mente di giovane prete!

Tuttavia una “Lectio Divina” regolare affascinava anche me e – con tutta la prudenza del caso – accettai; concordammo di trovarci ogni Sabato alle 18.00 nella cappellina dell’Oratorio: un buon orario perché le Confessioni erano terminate e la Messa vigiliare si celebrava alle 20.30.

 

Io – come d’abitudine – mi recavo nella chiesetta alcuni minuti prima, lei arrivava puntualissima.

Recitavamo i Vesperi e uno di noi proclamava il brano scelto della Parola di Dio.

Seguiva un silenzio, come dice l’Apocalisse, “di circa mezz’ora” dedicato all’ascolto e alla meditazione personale.

Poi ciascuno di noi comunicava quanto lo Spirito gli aveva suggerito: nessuno si permetteva di commentare o correggere quanto diceva l’altro.

Allo scoccare delle 19.00 con un “Padre nostro” ci salutavamo.

 

La Parola di Dio era il “mio pane” e allora ero fresco di studi biblici.

Ma quella donna aveva una grandissima luce interiore che la guidava con naturalezza a trovare il messaggio e ad esprimerlo in modo cristallino; non era frutto di studio: veniva da un continuo e paziente stato di ascolto. In alcune occasioni la sua statura spirituale mi metteva addirittura soggezione.

Non ricordo se quell’ora trascorreva veloce o lentissima: c’era un profondo senso attesa, di docilità, di gratitudine, di letizia, di pace, di ordine interiore …

 

L’esperienza durò circa un anno e mezzo, fino a Febbraio 1997, quando venni improvvisamente  chiamato a fare fagotto per recarmi a Seregno come Parroco. Lei mi salutò e mi ringraziò con un biglietto che si concludeva con queste parole: “… Sia forte e lieto nel Signore”.

Non c’incontrammo mai più.

Tuttavia il ricordo di quella esperienza spirituale e di quell’esempio ricevuto è per me ancora molto vivo, soprattutto quando ho tra le mani il libro della Parola.

Da allora ho grande nostalgia di questi momenti.

E voi?

 

Don Giuseppe

GIUGNO 2012