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“Va’ in pace, Lüisòtt. Buona Pasqua!” Stampa E-mail
Prima Pagina de La Buona Parola

“Va’ in pace, Lüisòtt. Buona Pasqua!”
 
La dolcezza della preghiera nella penombra della sera dava finalmente un po’ di calore a quella giornata fredda e nebbiosa d’inizio Quaresima.
Qualcuno entrò in Chiesa con passo strascicato e percorse lentamente la navata, venendo dalla mia parte. L’aspettai senza voltarmi e lui s’inginocchiò accanto a me.
 
“Ciao Lüisòtt”.
 “Ciao prevòst” (per Lüisòtt tutti i preti – anche i novellini come me, trent’anni fa – erano “prevòst”) .
Lüisòtt era un personaggio, tutti lo conoscevano: sulla quarantina, tarchiato, sempre rubicondo perché rigorosamente “a circolazione alcoolica”; bastava un bicchiere ed era già “in pista”.
Le sue sbronze però erano sempre “allegre”. La ciucca che si prese in compagnia di suo padre fu leggendaria: si recarono a Milano con tanto di cavallo e aratro e dopo avere tracannato altri due “ribaltabili” chiesero via libera ai Vigili perché “avevano ricevuto l’ordine di arare la Piazza del Duomo”!
 
“Voglio confessarmi”.
Subito tornarono alla mia mente le sottili distinzioni dei cattedratici del Seminario su chi “ha diritto all’assoluzione sacramentale”; nella fattispecie: un ubriaco che non è in sé può essere validamente assolto?
Con l’intenzione di misurare il suo “tasso alcoolico” (per valutare il grado di coscienza) gli dissi che ero disponibile a fare una bella chiacchierata.
“Quale chiacchierata! Io voglio confessarmi” ribadì Lüisòtt.
Dovetti arrendermi a tanta convinzione.
“Va bene. Nel nome del Padre …” La confessione stessa avrebbe funzionato da test alcolemico.
Si esprimeva in modo stentato e confuso, ma c’erano parole che gli uscivano fuori dal profondo: “Voglio servire Dio con tutto me stesso” scandiva a voce alta (in Chiesa non c’era nessun altro se non Gesù, sicuramente più entusiasta di me) “con tutta la mia vita, con la mia mente e con tutto il mio corpo”.
Nel suo discorrere un po’ stordito Lüisòtt ripeté spesso questa frase facendosi tutto serio, sgranando gli occhioni e scuotendomi le spalle: “Hai capito?”
“Ho capito; tu vuoi servire il Signore …”
“Con tutto me stesso, la mia mente e il mio corpo” ribadì Lüisòtt.
Ogni volta che penso a lui – sono passati trent’anni! – rivivo ancora lo stupore di quella scena: avevo davanti a me un uomo che gridava il suo desiderio di essere una cosa sola col suo Dio: è il senso profondo della nostra esistenza, è la ragione per cui il Figlio di Dio si è fatto uomo e nella Pasqua ha offerto se stesso, è il principio della vita nuova che ci ha donato …
 
Quando accompagnai Lüisòtt fuori di Chiesa nebbia e freddo s’erano fatti ancora più cattivi.
Ho retto il suo motorino (lui lo chiamava “Sparviero”) mentre lo avviava assestando malfermi colpi di pedivella.
Lüisòtt imboccò dritto la via davanti alla Chiesa in senso vietato; non riuscii a fermarlo, mi scivolò via nella nebbia. Tesi l’orecchio temendo di sentire uno schianto da un momento all’altro …
Il rumore del motorino si allontanava, si allontanava … finché scomparve nel gelo e nella nebbia.
Pericolo scampato!
“El gh’è ul Signur d’i ciùcc!” mormorai rientrando in Chiesa, dove c’era ancora l’eco delle parole di Lüisòtt: “Voglio servire Dio con tutto me stesso, con tutta la mia vita, con la mia mente e con tutto il mio corpo”.
Pregai intensamente il Signore chiedendogli la grazia di poter ascoltare spesso delle parole simili frutto di un desiderio profondo del cuore: “Spero, Signore, che a pronunciarle non siano soltanto gli ubriachi!”
 
Buona Pasqua a tutti voi!
E buona Pasqua anche a te, Lüisòtt, ovunque tu sia.
 
Don Giuseppe

APRILE 2012