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PER UN NATALE VERO

 

Eravamo soliti augurarci “buon Natale”, immaginandolo ricco di 'cose buone': giorni sereni con figli e nipoti durante le attese vacanze, ma anche con cene con il parentado, scambio dei regali, uscita sulla neve...

Inventavamo di tutto per farlo “bello”: messe coi canti di Natale, pastorali eseguite dall'organo e dalle corali, feste con gli amici, giochi in compagnia...

Ma non sapendo come sarà il Natale nel tempo del Coronavirus, se non potremo realizzare i nostri desideri, potremo comunque fare in modo che il prossimo sia un “Natale vero”, cioè vissuto nella sua dimensione religiosa.

Ogni festa di compleanno richiede la presenza del Festeggiato. Noi onoriamo la nascita del Dio Bambino. Questa festa ha sostituito un momento religioso pre-cristiano di fine dicembre. Nella seconda decade del mese, il sole è in ritirata di fronte alle tenebre che avanzano, ma poi nella terza il sole passa alla riscossa.

Gli antichi romani, con questa rivincita, festeggiavano il “Sol invictus” (il sole invincibile), il Dio Sole. Dopo l’editto di Costantino, la festa religiosa pagana ha assunto una connotazione cristiana. E' Gesù il “Sole che sorge dall’alto”.

Perché il Natale sia vero curiamo anche la dimensione interiore. Travolti come siamo dagli impegni e dalle preoccupazioni, dai bombardamenti televisivi che reclamizzano tante cose inutili, perché non creare un appuntamento con noi stessi: uno spazio per riflettere, un tempo per isolarci in una “cella”?

Questo termine non ha un’origine carceraria, ma monastica. Cella deriva da “Coelus” (cielo): il monaco nella stanzetta vedeva solo il cielo, cioè il proprio io profondo, alla luce di Dio. Non è nella profondità che si annega, ma nella superficialità. La catastrofe di alcune esistenze si cela nelle pieghe apparentemente innocue della quotidianità epidermica, banale, ripetitiva e vuota.

Il mistico islamico medioevale Gialal ed-Din Rumi diceva: “Il Signore ha bisbigliato qualcosa all’orecchio della rosa, ed eccola aprirsi al sorriso. Ha mormorato qualcosa al sasso, ed ecco ne ha fatto una gemma preziosa, scintillante nella miniera. E quando ancora dice qualcosa all’orecchio del sole, la guancia rossa del sole si copre di mille eclissi. Ma che cosa avrà mai bisbigliato il Signore all’orecchio dell’uomo, per farne una creatura così mirabile? Entra in te stesso!”.

E' l'augurio mio, dei sacerdoti, del diacono e delle Suore a tutta la Comunità Pastorale in questo Natale forse meno ricco di altri, ma di certo non meno bello e meno vero!

don Erminio