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LE MODIFICHE AL MESSALE AMBROSIANO Stampa E-mail
 

Le modifiche al MESSALE AMBROSIANO

Il 29 novembre 2020 è entrato in vigore in tutte le Diocesi lombarde la terza edizione del Messale Romano. L’Arcivescovo Mario Delpini, nella sua funzione di Capo Rito, ha stabilito che anche le comunità di Rito Ambrosiano, a partire dalla stessa data, adottino il nuovo Rito della Messa previsto dal Messale Romano, nelle parti comuni ai due riti.

La Chiesa italiana intende così continuare quel cammino di aggiornamento avviato con il Concilio Vaticano II. Si è deciso di dare avvio a un processo di revisione e si è giunti  a questa edizione del Messale. Ciò che ha scandito i passi di questa revisione è quella coppia di attenzioni che già il Concilio, appunto, aveva precisato: da un lato, una creativa fedeltà alla sana tradizione e, dall’altro, quanto già il Vaticano II aveva chiamato una “nobile semplicità” dei testi liturgici, non soltanto nel loro linguaggio, ma nella loro stessa articolazione.

Cerco di riassumere i principali mutamenti che noteremo partecipando all’Eucarestia:

1) La formula penitenziale “Confesso a Dio onnipotente” prevede la modifica del termine: fratelli e sorelle. Questo modulo sarà esplicitato come opportuno anche nelle varie monizioni lungo la celebrazione. L’aggiunta di «sorelle» risponde a un preciso criterio di verità delle realtà umane. La normale assemblea liturgica è infatti composta di uomini e donne. Se finora bastava parlare di «fratelli» per includere tutti, maschi e femmine, i vescovi italiani, a motivo della sensibilità ecclesiale e civile odierna, hanno ritenuto opportuno esplicitare il riferimento alla parte femminile dell’assemblea liturgica per meglio evidenziare, davanti Signore e alla comunità, la pari dignità dell’uomo e della donna.

2) Il canto, o recitazione,  del “Gloria”, cambia l’espressione uomini di buona volontà con “uomini, amati dal Signore”. Sarà così coerente la traduzione dal greco già adottata dall’ultima versione ufficiale della Bibbia.

3) La preghiera del Padre nostro si adegua alla nuova versione della Bibbia CEI 2008: «… come anche noi li rimettiamo ai nostri debitori, e non abbandonarci alla tentazione, ma liberaci dal male». Perché andare a toccare la versione italiana in uso nella liturgia della Messa dall’inizio degli anni ’70 del secolo scorso e, ancor più, retaggio dell’educazione catechistica di intere generazioni? La scelta dei vescovi, non risponde alla necessità di una fedeltà materiale al testo greco, ma a una scelta di carattere pastorale. Al nostro orecchio moderno l’espressione “indurre in tentazione” porta a pensare che il Padre spinga, e in qualche modo provochi alla tentazione, consegnando un’immagine di Dio non pienamente evangelica». La scelta italiana preferisce “e non abbandonarci alla tentazione” come espressione che esprime allo stesso tempo la richiesta di “essere preservato dalla tentazione” e di “non essere abbandonato alla forza della tentazione”. Va infine aggiunto che, per fedeltà al greco (ós kaí) e al latino (sicut et) anche l’italiano aggiunge un “anche” (“come anche noi”). È la scelta migliore? Il tempo ce lo dirà. Quello che abbiamo detto per molto tempo è più facilmente comprensibile nel suo giusto significato.

 4) L’invito alla comunione, che prevede la risposta dei fedeli O Signore, non sono degno…, è riformulato come segue: «Ecco l’Agnello di Dio, ecco colui che toglie i peccati del mondo. Beati gli invitati alla cena dell’Agnello». In tal modo la dichiarazione circa l’identità del pane consacrato torna in primo piano, mentre la beatitudine rivolta a coloro che sono invitati alla comunione va a chiudere l’invito stesso.

5) Le Preghiere eucaristiche si presentano ora con diverse revisioni testuali per una migliore corrispondenza dell’italiano.

Ci sono altre modifiche, l’arricchimento dei testi nella forma ambrosiana dell’atto penitenziale con i tre Kyrie, l’aspersione del popolo con l’acqua benedetta sostitutiva dell’atto penitenziale, nell’invito alla pace al posto di «un segno di pace» si è dato spazio alla nuova formulazione romana «il dono della pace»: «Scambiamoci il dono della pace», la benedizione del ministro straordinario della comunione eucaristica è stata portata all’interno dei riti di comunione, prima dell’invito alla comunione. Essa diventa ordinaria, come per il lettore, perché davanti alla comunità sia evidente che egli svolge il suo ministero con un mandato ecclesiale e con l’aiuto della grazia divina.

 

I singoli cambiamenti da soli possono risultare piccola cosa. Per i sacerdoti e i diaconi è un’occasione per riprendere un contatto più vivo con i testi liturgici nella loro valenza ecclesiale (è la Chiesa nel suo insieme che prega così) e spirituale. Per i fedeli laici è un’opportunità di rinnovata formazione liturgica per una «piena, consapevole e attiva partecipazione.