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Papà era innamorato del Natale: cominciava a diffondere clima natalizio in Chiesa dalla prima Domenica d’Avvento suonando all’organo le “pastorali”; anche in famiglia cominciava presto a far sentire “aria di Natale” e il mattino del grande giorno ci faceva svegliare a suon di musica.

Ci raccontava che lui, da bambino, ogni sera di Natale piangeva molto perché “dovevano passare ancora 365 giorni perché fosse di nuovo Natale; ci spiegava che allora sulla tavola alcuni cibi si vedevano solo a Natale tanto che, da contadini, s’illudevano di mangiare, almeno un giorno all’anno, come i ricchi; la sua mamma – nonna Lisetta, il ritratto della pazienza – lo disilludeva: “Oggi i ricchi fanno anche tante torte” diceva lei che non aveva mai visto una tavola da ricchi.

Un giorno però, il cuoco di una nobile famiglia che villeggiava a Cortenuova (era piccolo di statura e lo chiamavano “Cughèttu”) portò una notizia preoccupante: “O bagàj… cumè l’è difìcil fàcc de mangiàa a quèi che gh’ha mìnga fàmm!” I suoi signori erano sì ricchi, ma inappetenti: hai voglia tu di preparare un gran pranzo di Natale!

A proposito: avete già pensato al menu di Natale? Per mangiare con gusto a Natale – il “Cuochetto” insegna – bisogna anzitutto avere fame, e io aggiungo “la fame giusta”: fame e sete di Dio!

San Paolo VI parlando ai Sacerdoti indicava come principale motivo dell’inappetenza di Dio del mondo d’oggi l’autosufficienza; diceva: “Un mondo che si sa bravo, abile, capace, ricco, un mondo che domina la natura e la volge alla sua utilità: un mondo che vuole apparire pago di se stesso e che rifiuta, perciò, come un’umiliazione, come un’offesa, la denuncia della sua radicale insufficienza, il suo incoercibile bisogno di preghiera, di redenzione e di salvezza”.

La fame e la sete del corpo sono segno di un desiderio ancora più profondo: di vita vera, di senso dell’esistenza e delle cose, di luce nel dolore, di forza per superare ogni male, di fiducia nel futuro, di amore autentico, di speranza oltre la morte, in una parola sono fame e sete di Dio Creatore e Padre come dice il Salmo “l’anima mia ha sete di Dio, del Dio vivente” (Sal 42, 3).

Al centro del Santo Natale sta un evento inatteso e sorprendente: la venuta di Dio, che noi accogliamo con stupore, letizia, e gratitudine. Nel piccolo bimbo di Betlemme Egli si manifesta al credente: “Sono io il Signore tuo Dio”, Lui e nessun altro, neppure le cose o il nostro “io”. Si comporta con noi come una madre quando nutre il suo bambino: “Apri la tua bocca e ti sazierò”; la sua venuta rovescia le sorti dell’umanità, sazia la sua fame ben oltre le attese: “Se il mio popolo mi ascoltasse! Subito sconfiggerei i suoi nemici, lo nutrirei con il migliore  frumento, lo sazierei con miele più squisito” (Sal 81,11.14.17).

A tutti coloro che custodiscono nel cuore una vera fame e sete di Dio: buon Natale!

 

Don Giuseppe