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“EVVIVA LA SCUOLA!”

 

Daniela è un’alunna eccezionale: vive la Scuola con impegno ed entusiasmo; in aula occupa un banco nell’ultima fila: il suo sorriso illumina tutta la classe. Le sue doti molto spiccate e il suo impegno costante sono la promessa di un futuro luminoso. A volte, quando faccio l’appello, dopo il suo nome non aggiungo il cognome ma un soprannome che le ho dato: “Evviva la Scuola!”.

Giacomo ha vissuto con grande disagio il passaggio alla Scuola Media: al quadrimestre la sua scheda è orribile; mentre la ritira scoppia a piangere, suo padre si arrabbia e a me si spezza il cuore: “Giacomo, i tuoi insegnanti non godono nel vederti soffrire… Facciamo così: cominciamo daccapo; fidati di noi, mettiti al banco vicino alla cattedra e chiedi spiegazioni anche cento volte; sono sicuro che ti riprenderai”. Giacomo ha accolto al volo la disponibilità dei suoi insegnanti ed ha guadagnato la promozione con un profitto discreto.

Nel primo Consiglio di Classe la collega di lettere demolisce Enrico: incapace, amorfo, inespressivo… Io protesto vivacemente: “Enrico gioca nella squadra di calcio del mio Oratorio; proprio ieri mi sono fermato a guardarlo in allenamento: è il punto di riferimento per i compagni, possiede ottima tecnica e intelligenza di gioco e, soprattutto, ha grande fiducia nelle proprie capacità”. Sostengo che un ragazzo così intelligente nel gioco non può essere una frana totale a scuola, come ha detto la collega: forse dopo un faticoso inserimento nella Scuola Media nessuno gli ha insegnato a credere nelle proprie capacità scolastiche.

“Andrea è un disastro”, stavolta sono io a dirlo: ha deluso tutti per tre anni consecutivi; lo sbircio mentre guarda i dépliant delle Scuole Superiori: è triste perché i compagni andranno al liceo, all’istituto tecnico o linguistico… E lui? Andrea però ha nel cuore un’immensa passione per gli animali: tutti i giorni passa ore nel vicino negozio di toelettatura per cani. “Mi fate provare?” chiede senza successo; alla fine il titolare senza troppa convinzione acconsente e scopre che Andrea possiede una formidabile manualità e apprende l’arte con grande facilità: lo assume come collaboratore.

Nicola è un ragazzone molto simpatico ma “un pluribocciato, un fannullone”, dicono i colleghi. E’ vero, non fa nulla: una forma di protesta per le bocciature collezionate ed anche un’invocazione “Lasciatemi andare, voglio fare il muratore!” Il suo comportamento in classe è comunque buono e alla fine ottiene la tanto sperata “liberazione”. Nicola ci sa fare e scala velocemente i gradi della carriera: manovale, muratore, capomastro; è robusto, ha voglia di lavorare, non si ferma mai. “Nicola, quanto prendi al mese con tutto sto lavoro?” mi sussurra all’orecchio una cifra che i suoi compagni di classe, ormai impiegati di banca, vedono col binocolo.

Sono alcuni ricordi veri di quindici anni di insegnamento che racconto volentieri ad alunni e studenti di oggi, accompagnandoli con alcuni consigli, frutto della mia esperienza: 1. Amate la Scuola, in questo modo amerete voi stessi; 2. Tutti hanno capacità, ma sono diverse: ciascuno deve scoprire le proprie e nessuno può dire “Io non ho nulla”; 3. Non perdete mai per nessun motivo la fiducia in voi stessi e nelle vostre capacità, neanche davanti a cocenti insuccessi; 4. La vita aprirà una porta anche per voi: guardate con speranza al vostro futuro e siate lesti ad entrarvi.

Buon anno scolastico!

 

Don Giuseppe