Home Informazioni Prima Pagina MARCOLINO E,L'OSTENSORIO
MARCOLINO E,L'OSTENSORIO Stampa E-mail
Prima Pagina de La Buona Parola
 

MARCOLINO E L’OSTENSORIO

 

Quindici anni fa il mese di Maggio fu molto differente da quello appena trascorso: con qualche temporale     – sì – ma pieno di sole, profumi e colori.  Mancavano due giorni alle Prime Comunioni e io contemplavo con orgoglio la cascata di gerani rossi che scendeva dal mio balcone (capolavoro dello zio Primo – il fiorista ufficiale della Parrocchia – e cura quotidiana della mamma e di mia sorella Antonietta) quando si avvicinarono due genitori dall’aria abbattuta: “Marcolino… – nostro figlio Marco: lo chiamiamo così perché è tanto piccino e gracile – è ammalato; il medico oggi ha detto che ne avrà almeno fino a Martedì. Domenica dovrebbe fare la Prima Comunione ma…” Cercai di consolarli: “Pazienza! La riceverà l’altra Domenica: da solo e con grande solennità”. “Mancheranno nonna Rosalia e gli zii: Marcolino è molto legato a loro ma proprio Venerdì hanno il volo prenotato per Palermo”. “Un momento…” pensai “Giovedì è il Corpus Domini e alla sera ci sarà la Messa solenne seguita dalla Processione eucaristica: potrebbe essere una bella occasione…” La luce negli occhi di quei due genitori abbacchiati mi disse che era una buona soluzione: “Ma  l’importante è che Marcolino guarisca…”

 

Marcolino ce la mise proprio tutta e guarì: la sera del Corpus Domini era nella prima panca avvolta di velluto rosso a fianco dei familiari e di una raggiante nonna Rosalia.

All’inizio dell’omelia feci venire Marcolino vicino a me e chiesi a Marco (un chierichettone, juventino impenitente, che tutti chiamavano “Bobo”) di portarmi l’ostensorio; spiegai a Marcolino che l’ostensorio era un oggetto sacro a forma di piccolo tempio che serviva per mostrare a tutti (“ostendere”, in latino) Gesù nell’ostia consacrata durante la Processione eucaristica, poi gli domandai: “Che differenza c’è fra te e l’ostensorio?” “Oh bella…” fece lui con stupore “io sono un bambino vivo, quello lì è un oggetto di metallo!” “Intendevo dire” ripresi “che differenza c’è tra l’ostensorio, quando contiene l’Eucaristia, e te dopo che hai fatto la Prima Comunione”. “Quello contiene l’Eucaristia ma a lui non succede nulla: alla fine della Processione l’ostia viene tolta; io invece nell’Eucaristia ricevo in me la persona viva di Gesù: io e Lui siamo una cosa sola, una sola vita… Se non commetto peccati gravi Gesù non mi lascerà mai”. “Allora vuoi dire che tu sei più importante dell’ostensorio?” “Che domande… L’ostensorio è importante perché dal vetro tutti vedono e adorano Gesù nell’Eucaristia; quando farò la Comunione nessuno potrà vedere Gesù dentro di me, ma se io mi comporterò come Gesù, se farò di tutto per assomigliare a Lui nella mia vita, tutti capiranno che Gesù è in me”.

Ho ridotto la conversazione e arrotondato i concetti – ve ne sarete accorti – ma il dialogo con Marcolino è stato più o meno questo, con mia grande meraviglia: a volte i bambini con l’intuito vedono più chiaro degli adulti con il ragionamento. Entusiasta per le risposte di Marcolino decisi di forzare il cerimoniale liturgico (ero un giovane parroco…): “Durante la Processione starai accanto a me sotto il baldacchino: anche tu, dopo la Prima Comunione, porti e mostri Gesù a tutti”.

 

Marcolino camminò al mio fianco coi guanti bianchi e le mani giunte, gracile e minuto ma con la solennità e la fierezza di un corazziere.

“Gesù” pregai guardando l’Eucaristia nell’ostensorio che portavo davanti agli occhi “dona anche a noi adulti lo stupore e l’entusiasmo dei bambini della Prima Comunione: fa’ crescere in noi la percezione di stare davanti a Te in persona, la consapevolezza della tua importanza e della tua amicizia, forma in noi un cuore grande che sappia riceverti e donarti sempre come se fosse la prima volta”.

 

Don Giuseppe