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Il digiuno che voglio PDF Stampa E-mail
Scritto da Pietro   
Martedì 04 Marzo 2014 09:04
 

IL DIGIUNO CHE VOGLIO

 

Mangiare per nutrirsi è necessario, lo sanno tutti, ma a ben guardare in questo mondo ci sono tanti che non mangiano: perché?

La prima e più comune ragione è drammatica: non hanno da mangiare. C’è abbastanza pane nel mondo? Si, dico io, ma è mal distribuito: in alcune zone ce n’è in abbondanza e sono poche le bocche per mangiarlo, in altre zone ce n’è pochissimo e sono moltissime le bocche che vorrebbero mangiarlo. Tutto il nostro progresso che ci gonfia il petto di fierezza non ci ha convinto ancora a risolvere un problema fondamentale: la fame.

Accanto a quelli che hanno fame ci sono coloro che non mangiano “perché non hanno fame”. Possibile? Sono quelli che soffrono per varie patologie, per dolori della vita, per preoccupazioni così opprimenti da non sentire lo stimolo della fame.

 

Esiste anche un buon numero di persone che, pur potendo mangiare, digiuna per diversi motivi: perché “l’ha ordinato il medico”, per protesta, per dimagrire in vista della temibile “prova costume”…

Nel novero di questa variegata umanità che sceglie il digiuno volontario ci sono coloro che, come noi, lo fanno per motivo religioso: nei Venerdì di quaresima ci viene proposto il “magro” (l’astinenza dalle carni c’invita a un cibo più povero) e il digiuno (una quantità di cibo più scarsa nel primo e l’ultimo Venerdì di Quaresima).

 

Il digiuno quaresimale non è un gesto olimpico che si esaurisce sul traguardo; è strumento per una pedagogia di conversione: si rinuncia al cibo materiale per educarsi alla fame di Dio; ci si allena ad essere più forti della fame per imparare a resistere all’attrazione del male; si patisce un po’ di fame per accorgersi di quanti attorno a noi hanno fame, per condividere la nostra abbondanza e riparare i guasti dell’ingiustizia; si sperimenta volontariamente la fatica e il disagio per unirsi a Cristo che nel Venerdì santo ha terribilmente sofferto per amore nostro.

Proprio come ci dice il Signore: “Non è piuttosto questo il digiuno che voglio: sciogliere le catene inique, togliere i legami del giogo, rimandare liberi gli oppressi e spezzare ogni giogo? Non consiste forse nel dividere il pane con l'affamato, nell'introdurre in casa i miseri, senza tetto, nel vestire uno che vedi nudo, senza trascurare i tuoi parenti? Allora la tua luce sorgerà come l'aurora” (Is 58,6-8).

 

Buon cammino quaresimale.

 

Don Giuseppe 

 
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