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"SE MANGIA CON I IDEI" PDF Stampa E-mail
Scritto da Pietro   
Mercoledì 31 Gennaio 2018 09:20
 

“Se mangia cun i idèi”: giudizi e pregiudizi

Giovane seminarista di seconda teologia, in estate sono stato mandato ad aiutare un vecchio parroco di montagna, in quel di Ballabio Superiore: dovevo badare ai ragazzi, farli pregare, giocare e “pascolare” per i monti...

Appena entrato in casa – non c’era nessuno – mi sono precipitato in cucina per chiudere il rubinetto dell’acqua: vidi con sorpresa che non era stato dimenticato aperto perché l’acqua corrente doveva, diciamo così, “ammorbidire” una lingua d’animale parcheggiata nel lavandino.

“Cominciamo bene – pensai –, speriamo che se la mangi il parroco...” Infatti: nei piatti che seguirono neanche l’ombra di quella linguaccia !

L’alimentazione era alla buona ma sostanziosa e familiare, mi ricordava gli inviti a cena di nonno Lisander: lingua ufficiale il dialetto, specialità della casa cotechino, coniglio, cazzòeula, minestrone con il lardo...

Una sera il mio ospitante annunciò con soddisfazione: “Dumànn màngium i pesciòeu!”; i pesciòeu – per chi non lo sapesse – sono le zampe del maiale.

“Ecco... vede... signor parroco... – balbettavo – io non so... se mi piaceranno...” Confidavo in un cenno di clemenza.

“Cumèe…– irruppe lui – se ti é gemò mangiàa dùu vòlt e t’ìnn piasùu!” Mi spiegò che nel menu dei giorni precedenti, in forma irriconoscibile, i pesciòeu avevano già fatto comparsa sulla tavola e li avevo mangiati di gusto: era vero.

“Te vèdet... – sentenziò – ‘se mangia cun i idèi’”.

 

“Si mangia con le idee”: tutti abbiamo abitudini alimentari e verso i piatti nuovi un non so che di ritrosia, sospetto, diffidenza... Ma le idee che ci mettiamo in testa non condizionano soltanto le pietanze: spesso orientano senza che lo vogliamo il nostro comportamento verso persone e realtà attorno a noi.

Certo, è impossibile essere perfettamente neutrali, è normale in noi un’iniziale precomprensione, ma dobbiamo stare attenti che, senza motivo, la precomprensione non diventi pregiudizio.

Posso dirlo? Siamo pieni di pregiudizi, verso tutto e verso tutti: non c’è argomento (dalla vita ecclesiale, alla politica, al calcio…) che non sia a rischio “pregiudizio” che a volte può montare in rancore, avversione, addirittura senza motivo.

 

Questo racconto è scritto per me e per voi, perché apriamo gli occhi e non ci illudiamo di essere immuni da pregiudizi.

 

E il vecchio parroco? Molti di voi lo ricordano: si chiamava don Giulio Maino, il Vicario Oblato che ad Appiano ha guidato il passaggio tra Mons. Crespi e Mons. Sala. A volte, mentre eravamo a tavola, guardava in alto ricordando i tempi andati: “Com’era bello quand’ero ad Appiano Gentile… e che  cantate facevamo in Chiesa accompagnati dal Maestro Lonati…” Anch’io guardavo, come lui, il soffitto della cucina ma non sapevo dov’era Appiano Gentile e non neppure vedevo la faccia del Maestro Lonati.

 

Don Giuseppe

 
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